mercoledì 17 novembre 2010

A cOsA sErVe La CuLtUrA?


La settimana scorsa, mio figlio di dodici anni mi ha chiesto: "papà, ma a che serve studiare la storia?"
Confesso che sulle prime ho dovuto riflettere un bel po' per dargli una risposta convincente e anche dopo, ripensandoci, non so se sono riuscito a rendere credibile il mio pensiero secondo cui non si può dividere la vita (e quindi la propria cultura) in compartimenti stagni e di conseguenza ogni tassello è importante per costruire il proprio pensiero, anche sapere che il cardinale Mazzarino, successore di Richelieu come primo ministro francese, era in realtà italiano e non francese come pensano molti credendo che nei libri di storia venga italianizzato il nome francese Mazarine quando invece è avvenuto esattamente il contrario, o piuttosto che la parola salario trae origine dal fatto che anticamente i soldati romani venivano pagati in natura, quindi molto spesso con del sale (da cui "salarium" appunto), che era tra i beni di prima necessità più apprezzati.

Quello che è certo è che la scuola di oggi non aiuta per niente i ragazzi a capire il perché sia importante accrescere il proprio bagaglio culturale collegando tra loro i vari tasselli e soprattutto non li stimola a creare legami concreti tra ciò che studiano e la loro vita di tutti i giorni, né tanto meno tale compito viene assolto dai mass media, che anzi creano continue distonie nelle giovani generazioni proponendo modelli basati unicamente sul concetto di uso e consumo, possibilmente rapido, instillando in loro il concetto che tutto ciò che ha più di 10 anni è superato e quindi inutile. Non che in un recente passato tutto fosse diverso, intendiamoci, ma certo è che più progredisce il mondo (ormai non possiamo nemmeno più dire "il mondo occidentale", visto che i nostri modelli cosiddetti "evoluti" li abbiamo esportati ovunque e anche in Cina hanno il loro bel McDonald's all'angolo e la Wii nel salotto di casa al posto dei libri) e paradossalmente meno importanza assumono la conoscenza e le diversità culturali almeno agli occhi di chi ci governa, vista la rilevanza che viene data alla loro salvaguardia. E' della scorsa settimana la notizia che l'Italia è ultima tra i paesi dell'UE nella percentuale di spesa pubblica dedicata alla cultura (0,2% sul totale), ma non che gli altri siano molto più virtuosi di noi, non crediate.

Per chiudere, visto che ho la fortuna di avere lettori giovani nel mio blog, mi piacerebbe fare una domanda a chi dalla scuola (primaria e secondaria intendo, ma anche pensando all'università il discorso potrebbe non essere troppo diverso) è uscito da poco, oppure ancora ci bazzica dentro. Vi è mai capitato che un vostro professore in aula nel bel mezzo della sua lezione vi chiedesse: "e voi che ne pensate?". Beh, l'ho chiesto a mio figlio e la risposta è stata: no.
Desolatamente, no.

Penso che questo "no" da solo dica tutto, senza bisogno di riflettere su quanto ho scritto in precedenza.

sabato 6 novembre 2010

PeR tE...


Dopo tanta latitanza, voglio dedicare un post alla persona che è al centro dei miei pensieri...

Più che di un vero e proprio post, si tratta di una serie di parole. Non sapevo come girarle, non volevano stare insieme, come quando si fa un impasto per una torta e gli ingredienti non vogliono saperne di amalgamarsi. Alla fine ho dovuto rassegnarmi e buttarle giù e basta, una sopra l'altra... Le trovate qui sotto.


chiedimi tutto ma non mi chiedere nulla

in questo momento non so essere meno triste di quello che sembro

agito il cervello prima dell'uso per non pensare a quello che uscirà dalla mia bocca

se credo finalmente di aver raggiunto la fine delle mie preoccupazioni allora perché la mia testa mi dice che sono ancora vivo?

ho un corpo pieno zeppo di buchi da riempire... per vederli tutti, due occhi soli non ti bastano.