sabato 25 dicembre 2010

RaCcOnTo Di NaTaLe



Giovanni premette il pulsante di accensione del suo materializzatore 4-D e la stanzetta del piccolo monolocale in cui viveva ormai da otto mesi e mezzo si popolò immediatamente di sagome colorate. Dai diffusori intanto, una voce suadente ripeteva per l'ennesima volta che anche quell'anno in occasione della festività di Icsmas nessuna donna avrebbe potuto fare a meno di quel tale profumo con la boccetta a forma di testa di cavallo, né tanto meno i maschi di quell'orologio da polso con ottanta diverse funzioni programmabili, tra cui la possibilità di ordinare a distanza il cappuccino nel proprio bar preferito ed entrare nel locale in sincronia con il servizio al vostro tavolo del cameriere, proprio come il tizio della pubblicità che stava passando ora. Per non parlare dei nuovi materializzatori a 5-D che ormai tutti i suoi colleghi avevano già acquistato o prenotato da tempo e che per lui sarebbero rimasti un sogno proibito chissà ancora per quanto. Il giorno prima, ascoltando il notiziario che parlava degli strani festeggiamenti in un piccolo e arretratissimo paesino della Colombia, si era ricordato per un attimo che quando era ancora un bimbo suo nonno gli raccontò che anticamente quella festa si era chiamata "Natale" e così era avvenuto per moltissimi anni, fin quando sui mezzi di informazione di colpo avevano smesso di darle quel nome e in breve tutti si erano adeguati all'idea che il nome di quel giorno di fine dicembre non potesse essere che Icsmas e che Icsmas fosse null'altro che il giorno dell'anno dedicato ai regali.
Già, restava il fatto che mancavano solo due giorni alla fatidica data e lui non aveva la minima idea di come avrebbe fatto a procurarsi un regalo per lei. Non aveva in mente una gran cosa, per carità, un braccialetto, un ciondolo con un brillantino o qualcosa del genere. Non voleva mica metterla in imbarazzo, in fondo con Paola si conoscevano appena. Lei aveva cominciato a lavorare alla reception appena un mese prima e in quel poco tempo si era creata una simpatia fatta di sorrisi, rapidi ma intensi sguardi e quelle poche parole scambiate al mattino prima di salire al piano dove si trovava il reparto vendite, quando usciva per la pausa pranzo e molto più raramente alla sera finito il lavoro, dato che lei cominciava molto presto e usciva sempre almeno un'ora prima di lui. Forse quella simpatia era solo uno dei suoi soliti castelli in aria, visto che non poteva sapere se si trattasse della normale cortesia di una nuova arrivata nei confronti dei colleghi più "anziani", però chissà. Magari invece anche lei non aspettava altro che un suo cenno, un gesto, un invito... Ecco, dopo averle dato il regalo magari l'avrebbe invitata da qualche parte per passare insieme l'ultimo dell'anno. Per una volta, lui che non faceva mai il primo passo, avrebbe tanto voluto buttarsi.
Quel pomeriggio maledetto, appena uscito dal lavoro aveva fatto un'attenta e meticolosa esplorazione dei negozi del centro per trovare un oggetto carino da portarle la mattina dopo, l'ultima possibilità che aveva prima della chiusura dei loro uffici. Era stato un fallimento totale. In ogni posto dove era entrato, anche l'oggettino più piccolo che potesse ritenersi degno della sua attenzione aveva un costo incomparabile con lo stato delle sue finanze. La scena era sempre la stessa: appoggiava l'occhio nel monocolo del sistema di riconoscimento e la signorina guardando un po' schifata il display ma con la solita voce tanto educata quanto inespressiva diceva: "Mi dispiace molto signore, ma lei non ha crediti sufficienti per acquistare questo prodotto". E mentre malediceva il giorno in cui aveva comprato quel dannato rasoio elettronico a 15 lame roteanti, pensava a quanti giorni sarebbero dovuti ancora passare prima di avere il suo prossimo stipendio e potere finalmente tornare a sentirsi un consumatore come tutti gli altri e non già un residuo di cacca da asportare con lo spazzolone del water che era più o meno ciò che meglio rispondeva allo sguardo della cassiera di prima.
All'improvviso gli venne in mente uno degli spot della pubblicità locale che aveva visto distrattamente il giorno prima sullo schermo a pavimento del suo ascensore di casa, mentre scendeva i 43 piani che separavano il suo appartamento dalla terraferma. Parlava di un centro medico proprio vicino a casa sua che offriva crediti in cambio di donazioni di sangue. Già, perché nessuno si sognerebbe di dare gratis il proprio sangue a qualcun altro, ci mancherebbe. Eppure si racconta che un tempo la gente lo facesse, chissà se è vero. Ad ogni modo, perché non provare? La mattina dopo si sarebbe svegliato molto presto e prima di andare al lavoro sarebbe passato da quel centro. Poi di volata al negozio dove c'era quella stronza di cassiera, giusto per vedere come cambiava stavolta la sua faccia mentre faceva il pacchettino. E poi sempre di corsa al lavoro, giusto in tempo per l'ultimo ingresso del mattino prima che chiudessero i tornelli in entrata. E passato quel tornello, lei! Sì, voleva che la sua piccola sorpresa fosse per Paola il momento più bello di quella giornata di lavoro. E non voleva farla aspettare.
Immaginate quale fu invece la sua di sorpresa quando la mattina dopo, entrando trafelato nell'atrio di quel palazzone con il suo bel sacchettino in mano, vide che dietro al banco della reception Paola non c'era. Totalmente incredulo e con gli occhi vitrei al limite del pianto Giovanni si rivolse alla collega più anziana seduta a fianco della postazione vuota chiedendo spiegazioni. "Paola ha telefonato stamattina dicendo che non viene", gli disse, "pare che abbia suo padre in ospedale che sta molto male". Per un attimo lui restò senza parole, indeciso su cosa fare e del tutto incapace di pensare. Poi recuperò la lucidità, si fece dire se sapevano in quale ospedale fosse e andò dal suo capo ad avvertire che avrebbe preso una mattinata di permesso. Sapeva già quanto avrebbe rognato quest'ultimo, ma che andasse al diavolo! In quel momento Giovanni non si sarebbe fermato davanti a nulla, nemmeno di fronte a una minaccia di licenziamento in tronco.
All'accettazione dell'ospedale, dove si spacciò pietosamente per un nipote acquisito dell'infermo, pregò in silenzio di essersi ricordato bene il suo cognome, ma per fortuna dopo una trentina di secondi che a lui parvero ore, l'infermiera disse che il paziente era appena uscito dalla rianimazione e che per ora c'erano solo i parenti ad assisterlo. Tuttavia, l'orario delle visite sarebbe cominciato tra dieci minuti e quindi se avesse avuto un po' di pazienza avrebbe potuto trovarlo al terzo piano stanza 33.
In quei dieci minuti si ripeté mentalmente almeno 150 volte la frase di circostanza che avrebbe voluto dirle per non sembrare inopportuno a presentarsi lì in un momento per lei così drammatico. La ripassò così bene che non appena se la trovò di fronte seduta nelle poltroncine di plastica della sala d'aspetto del terzo piano disse solo...

- Ciao...
Lei sollevò appena la testa, scoprendo due occhiaie terribili. Lui riuscì a trovarla attraente anche così.
- Ciao Giovanni... Che ci fai qui?
Ecco, lo sapevo! Figura di merda. Proprio l'opposto di quello che avrei dovuto fare. E non mi viene niente da dire, cazzo, cazzo, cazzo... Ci pensò lei a toglierlo dall'imbarazzo.
- Sei stato carino a venire. (sorriso luminoso) Pensa che delle mie amiche non mi ha chiamato nessuna. Stronze! Sì, una di loro mi ha mandato pure un messaggio sul palmare per chiedermi come andava, figurati un messaggino! Troppo impegnate a comprare quegli stupidi regali di Icsmas...
Istintivamente Giovanni nascose dietro le spalle la mano che reggeva il pacchetto. Si sentiva ancora abbastanza stupido lì in piedi come un salame davanti a lei, ma adesso un po' meno di prima. E soprattutto lei gli aveva sorriso... E lui stava per svenirle davanti. Finalmente riuscì a spiccicare almeno due parole.
- Ma tuo padre come sta? Che gli è successo?
- Ora è fuori pericolo per fortuna, ma ce la siamo vista veramente brutta. Ieri mattina ha avuto un incidente con la macchina e aveva una ferita profondissima alla gamba. Ha perso moltissimo sangue e i medici non sapevano come fare perché devi sapere che lui ha un gruppo sanguigno molto raro e nelle banche del sangue non riuscivano a trovare nulla che fosse compatibile... Poi stamattina è successo il miracolo. Hanno chiamato dal centro trasfusionale e hanno detto che proprio stamattina un ragazzo si era presentato prestissimo, praticamente all'apertura, per donare il sangue e come per miracolo, appunto, il suo gruppo sanguigno era proprio quello di mio papà. Ovviamente loro sapevano che all'ospedale erano in attesa e hanno portato qua di corsa le sacche refrigerate per la trasfusione. Il primario ha detto che avrebbe resistito al massimo un'altra ora, forse meno...
- Veramente?
- Sì, te l'ho detto. A me è sembrato un segno soprannaturale. Lo so che è stupido pensarlo, ma per un attimo ho pensato a... Ma tu cos'hai? Sei pallidissimo... E poi... Ma stai piangendo?
- No, no... Figurati... ehm... E' solo che ho fatto le scale troppo di corsa...
- Le scale, ma se sei arrivato con l'ascensore qui di fronte... (ride) E quel sacchetto che tieni in mano che cos'è?
- Ah, niente, i resti della mia colazione... Anzi, visto che qui c'è un cestino... A proposito, che programmi hai per Capodanno?

4 commenti:

  1. bello!
    se ti va passa a leggere il mio christmas raccontino..
    ciao e buon natale!!

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  2. auguri Ed!!!!!!!!!!!!!!! e tu... cosa fai a Capodanno, cioè tonight?

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  3. Sentirti in colpa, tuuuu????
    Ma stai scherzando?
    Da qualche parte dovevo andare, e avrei potuto evitare quel posto se mi fossi degnata di andarlo a visitare prima.
    Non l'ho fatto, peccando di superficialita'.
    Non attribuisco a nessun altro, se non a me stessa, il fallimento di questa esperienza; o meglio, a qualcuno l'attribuisco anche, oltre a me, ma certamente non a te.
    Presto raccontero', e non sara' certo un racconto bello come questo tuo.
    Buon anno in ritardo.
    Un abbraccio.
    Dony

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