mercoledì 25 agosto 2010

UnA gOcCiA


Buongiorno gente!
Oggi vi posto questo racconto del più kafkiano degli scrittori italiani (anche se ho letto che lui odiava essere accostato a Kafka, chissà perché poi? O forse si capisce benissimo...).
In ogni caso, spero vi piaccia come è piaciuto a me!
Buon fine estate da...

E.d

P.S. un’ultima cosa: insieme a Enigma e Fighter stiamo organizzando un incontro (pare a Milano ma non è ancora sicuro al 100%) per domenica 19 settembre. Un’ottima occasione per incontrare (e in qualche caso rivedere) tante persone che ho conosciuto qui su blogger!!
Sui nostri blog (il mio e quello di Eni e Fighter) ci saranno presto i dettagli di questo appuntamento a cui NON POTETE MANCARE!!

UNA GOCCIA (D. Buzzati)

Una goccia d'acqua sale i gradini della scala. la senti? disteso nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura.
Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti eran già andati a dormire. Dopo un po' non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona.
"Signora" sussurrò "signora!"
"Cosa c'è?" fece la padrona riscuotendosi. "Cosa succede?"
"C'è una goccia, signora, una goccia che vien su per le scale!"
"Che cosa?" chiede l'altra sbalordita.
"Una goccia che sale i gradini!" ripeté la servetta, e quasi si metteva a piangere.
"Va, va" imprecò la padrona "sei matta? Torna in letto marsch! Hai bevuto, ecco il fatto vergognosa. E' un romanzo che al mattino manca il vino nella bottiglia! Brutta sporca, se credi..."
Ma la ragazza era fuggita già rincattucciata sotto le coperte. "Chissà cosa le sarà mai saltato in mente, a quella stupida" pensava poi la padrona, in silenzio, avendo ormai perso il sonno. Ed ascoltando involontariamente la notte che dominava sul mondo, anche lei udì il curioso rumore. Una goccia salire le scale, positivamente. Gelosa dell'ordine, per un istante la signora pensò di uscire a vedere. Ma che cosa mai avrebbe potuto trovare alla miserabile luce delle lampadine oscurate, pendule dalla ringhiera? Come rintracciare una goccia in piena notte, con quel freddo, lungo le rampe tenebrose?
Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia la voce si sparse lentamente e adesso tutti lo sanno nella casa, anche se preferiscono non parlarne; come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte è scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa a una cosa, chi a un'altra.
Certe notti la goccia tace. Altre volte invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Battono i cuori allorché il tenero passo sembra toccare la soglia. Meno male, non si e' fermata. Ecco che si allontana, tic, tic, avviandosi al piano di sopra. So di positivo che inquilini dell' ammezzato pensano di essere ormai al sicuro. La goccia - essi credono - è già passata davanti alla loro porta, né avrà più occasione di disturbarli; altri, ad esempio io che sto al sesto piano, hanno adesso motivi di inquietudine, non più di loro. Ma chi gli dice che nelle prossime notti la goccia riprenderà il cammino dal punto dov'era giunta l'ultima volta, o piuttosto non ricomincerà da capo, iniziando il viaggio dai primi scalini, umidi sempre ed oscuri di abbandonate immondizie? No, neppure loro possono ritenersi sicuri. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. niente, come era prevedibile, non la più piccola impronta. Al mattino del resto chi prende più questa cosa sul serio? Al sole del mattino l'uomo e' forte, e' un leone, anche se poche ore prima sbigottiva. O che quelli dell'ammezzato abbiano ragione? Noi del resto che prima non sentivamo niente e ci si teneva esenti, da alcune notti pure noi udiamo qualcosa. La goccia è ancora lontana, è vero. A noi arriva soltanto un ticchettio leggerissimo, flebile eco attraverso i muri. Tuttavia è segno che sta salendo e si fa sempre più vicina. Anche il dormire in una camera interna, lontana dalla tromba delle scale, non serve. Meglio sentirlo, il rumore, piuttosto che passare le notti nel dubbio se ci sia o meno. Chi abita in quelle camere riposte talora non riesce a resistere, sguscia in silenzio nei corridoi e se ne sta in anticamera al gelo, dietro la porta, col respiro sospeso, ascoltando. Se sente, non osa più allontanarsi, schiavo di indecifrabili paure. Peggio ancora però se tutto è tranquillo: in questo caso come escludere, che appena tornati a coricarsi, proprio allora non ricominci il rumore?
Che strana vita, dunque. E non poter fare reclami, né tentare rimedi, né trovare una spiegazione che sciolga gli animi. E non poter neppure persuadere gli altri, delle altre case, i quali non sanno. Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: - domandano con esasperante buona fede - un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero. E allora - insistono - sarebbe per caso una allegoria? Si vorrebbe, per così dire, simboleggiare la morte? O qualche pericolo? O gli anni che passano? Niente affatto, signori: è semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale. O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. Oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non è uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d'acqua, a quanto è dato presumere, che di notte vien su per le scale. Tic,tic misteriosamente, di gradino in gradino.
E perciò si ha paura.

7 commenti:

  1. Un incontro? XD
    Azzum!

    Anche io volevo organizzare un incontro sai?..
    Ma non è facile.. >.<.
    19 settembre.. chissà se riesco a fare un salto =)..

    Un abbraccio!!


    ~DirtyAna

    RispondiElimina
  2. ciao.. perdona il disturbo.. è da un po' che seguo questo blog, ma non ho mai commentato..
    mi sono permessa di leggere qualche post indietro.
    mi piace ciò che scrivi.. le tue storie, i tuoi scritti.

    per quanto riguarda questo post...
    è bellissimo questo racconto. ricordo la prima volta in cui l'ho letto. ero in terza media ed era uno dei racconti che il nostro libro di antologia metteva come esempio per le storie di paura. ora, rileggendolo, noto quante diverse interpretazioni si possano dare a questa storia.. eppure "non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d'acqua"..
    per ora ti saluto... spero di leggere presto qualcos'altro di tuo.

    RispondiElimina
  3. EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEED!

    RispondiElimina
  4. tessssoro!^_^


    te l'avevo già detto: questo è stato il primo racconto che ho letto di Buzzati=D

    Un abbraccio!
    anzi di più=)

    RispondiElimina
  5. Grazie mille per questo racconto... Non lo conoscevo... E mi ha davvero scavato dentro come un goccia...

    RispondiElimina
  6. Ciauuuuuuuu! Mi piace Buzzati, avevo letto un libro che conteneva tantissimi suoi racconti qualche anno fa ma questo non l'avevo ancora letto!
    Ci vediamo domenica, un abbraccione!^^

    RispondiElimina