martedì 29 dicembre 2009

VuOtO



Mi accorgo ora di non postare da un po' sul blog...

Sono abbastanza certo che la vacanza, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non aiuti in questo senso perché pur lasciandoti tanto tempo libero, in realtà ti anestetizza e ti impedisce di elaborare pensieri di seppur modesta complessità. Forse è anche per questo che durante le feste ci abbuffiamo senza ritegno, cosa che (per quanto poco possa consolarvi) è successa pure a me.

Per fortuna, passo il mio tempo a (ri)leggere "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, una lettura che certamente aiuta a comprendere e accettare l'assurdo della realtà, liberandoci dalla concretezza delle illusioni (cosa per me quanto mai essenziale di questi tempi).

Buona giornata a tutte/i.

lunedì 21 dicembre 2009

A cHrIsTmAs TaLe


Ho passato la mattinata a tradurre questo per voi.
Un piccolo regalino che vi lascio insieme ai miei
AUGURI!!

E.d

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Non mi ricordo di aver mai fatto così tante cospirazioni, quand’ero ragazzo, come quelle che facemmo con le mie sorelle per avere il nostro albero di Natale.
I miei genitori ovviamente non approvavano. “Siamo Ebrei,” dicevano. “Non festeggiamo il Natale. Noi abbiamo l’Hanukkah!”
Questo non frenò la nostra segreta alleanza. Inoltre, l’Hanukkah non era affatto un sostitutivo del Natale. I miei genitori, a differenza dei miei nonni, non sempre si ricordavano di celebrare l’Hanukkah, e anche quando mia madre si ricordava di quella festività, per noi bambini quella menorah e quelle banali candele accese non avevano certo il fascino di un magnifico albero di Natale. I miei genitori erano ebrei praticanti, certo, andavano alla sinagoga nei giorni delle grandi celebrazioni ma non si può dire che fossero realmente ortodossi. I miei nonni invece lo erano davvero. Potrei definire mio padre e mia madre degli ebrei “all’acqua di rose”, mentre noi figli eravamo, molto semplicemente, dei pessimi ebrei. E noi stessi sapevamo bene di essere dei pessimi ebrei perché volevamo a tutti i costi un albero di Natale in casa.
Dopotutto noi bambini eravamo letteralmente immersi nelle tradizioni del Natale. Ricordo che quando avevo otto anni, mi fu chiesto di interpretare il ruolo di un pastore o di uno dei Re Magi nella recita della scuola. Ero un bambino precoce e leggevo moltissimo allora, di conseguenza mi trovai a discutere con il mio insegnante facendogli notare che non si trattava proprio della stessa cosa, dato che oltretutto i vangeli di Luca e Matteo erano in contraddizione tra loro nelle due versioni, circa la presenza o meno dei Re Magi. Sfortunatamente, egli si rifiutò di discutere di teologia con un bambino di otto anni, e al contrario mi obbligò a recitare come primo pastore chiedendomi di fare il narratore e leggere da un “gobbo” cosicché non avrei avuto dialoghi da imparare a memoria e non avrei fatto danni. Il risultato fu che quando cominciai a leggere per l’emozione mi si paralizzò la lingua.
E poi i regali di Natale, che erano un’altra battaglia vinta da noi bambini. Non mi importava che mia madre scrivesse “Buon Hanukkah” sul mio annuario di Doctor Who con William Hartnell o Patrick Troughton in copertina: il libro mi arrivava comunque nel giorno di Natale, in una calza piena di regali. Come veniva etichettato il dono era solo questione di mera semantica: dal momento in cui ricevevamo il nostro bel passatempo, non ci fregava nulla di cosa ci fosse scritto sopra.
E non eravamo neppure gelosi dei nostri amici che avevano degli autentici “regali di Natale”. Piuttosto eravamo gelosi dei loro alberi di Natale! Avere un albero di Natale significava avere il Natale in casa. Non aveva nulla a che vedere con mangiatoie o statuette di pastori e Re Magi (questi ultimi essendo fra loro cose assai diverse, come sono certo di aver già precisato). Non era certo di questo che ci preoccupavamo. Erano tutti quegli alberi così riccamente decorati, con festoni luccicanti e palle di vetro e una stella in cima. E allora cospirammo insieme e lottammo duramente quell’anno, a volte nell’ombra, ma senza mai mollare di un centimetro. I nostri genitori, ovviamente, non approvavano minimamente. Loro non avevano mai avuto in casa un albero di Natale quando erano bambini; al contrario avevano avuto genitori totalmente contrari alle tradizioni cristiane. Diceva mia madre, non puoi essere un buon ebreo e avere un albero di Natale in casa.
Ero un bambino precoce, come vi dicevo, e leggevo molto. Per cui un giorno le dissi convinto: “Ma l’albero non è affatto cristiano”.
“Certo che lo è, tesoro,” disse mia madre. “È per questo che li chiamano alberi di Natale, per cosa altrimenti?”.
“Infatti, sono alberi,” replicai orgoglioso della mia erudizione, “un residuo della cultura pagana. La tradizione che spingeva gli uomini a portarsi in casa degli alberi e a decorarli in occasione del solstizio d’inverno non ha nulla a che fare con la Cristianità. Viene da un’epoca precedente.”
Non ero sicuro del perché fosse meglio contrapporre il paganesimo alla sua ortodossia ebrea, piuttosto che il Cristianesimo, ma sta di fatto che queste mie affermazioni sembrarono scuotere almeno per qualche attimo le certezze di mia madre. Disgraziatamente, proprio come il mio insegnante, in quei giorni lei aveva occupazioni ben più importanti che discorrere di teologia con un bambino di otto anni e se ne tornò a preparare il pranzo.
Che fossero state, come pensavo all’epoca, le mie dotte argomentazioni o (ripensandoci oggi molto più probabilmente) gli occhioni lacrimevoli e le labbra tremolanti delle mie sorelle, sta di fatto che mio padre si recò quell’anno al mercatino locale e comperò un meraviglioso albero di Natale per noi. Lo decorammo e fummo quindi accontentati. Vincendo la nostra battaglia per l’albero, avevamo in qualche maniera vinto la “guerra del Natale”. Ricordo che quell’anno mio padre si travestì perfino da Babbo Natale la sera della vigilia, e con un ridicolo berretto rosso e un’enorme barba di cotone addosso depositò i regali vicino ai nostri letti.
Noi ci sforzammo di sembrare più addormentati possibile.
“Ma chi era quello?” Chiesi a mia sorella, dopo che se ne fu andato.
“Era papà, non l’hai riconosciuto?” Mi sussurrò lei.
“Sei sicura?”
“Indossava la vestaglia di papà,” disse lei, con aria compassionevole. “E chi volevi che fosse.”
Questa è stata una delle cose migliori dell’avere un autentico Natale Ebreo: non fummo mai obbligati a credere in Babbo Natale, e l’infelice travestimento non fu più ripetuto. Nonostante ciò, un albero di Natale venne regolarmente portato a casa da mio padre, solitamente l’ultimo sabato prima della vigilia, per tutto il resto della mia infanzia.
I nostri cugini più ortodossi, assolutamente privi di albero, furono entrambi scandalizzati e traumatizzati da tutto ciò. Ma noi eravamo felici. Avevamo il nostro bellissimo Natale Ebreo.

(Neil Gaiman, 'The Graveyard Book')

mercoledì 16 dicembre 2009

SmS


Lui: [ora le scrivo sennò chissà quanto me la mena che da ieri non mi faccio sentire...]
"Ciao! Che fai?"


Lei: [sììììì.... mi ha scritto!! allora anche lui mi pensa!]
"stavo x lavarmi i capelli... oggi mia mamma ha detto ke sn bellissimi i miei capelli, sai? :-) cmq ora vado ke sennò entra in bgn mia sorella. baci"


Lui: [ma quante volte al giorno se li lava stì capelli... ci credo che poi le cadono a ciocche!]
"Ah, capito"


Lei: [uff... quella stronza è entrata e ora starà cagando l'anima come al solito. beh, però meno male così scrivo ancora un po' al mio amore...]
"ah, un'ultima cosa... lo sai che marzia oggi a scuola ha fatto la stronza cn un ragazzo e lui le ha messo le mani addosso? mi sn dovuta mettere in mezzo ankio x dividerli"


Lui: [ma chi cazzo è marzia?]
"Veramente?"


Lei: [che bello, mi ha risposto... si vede che ha voglia di me anche lui...]
"sì, dovevi vederli.. :-D lei dp diceva ke lo voleva ammazzare. lui mi sa ke nn ha capito nemmeno di averle fatto male, infatti se ne è andato cm se nulla fosse dopo... secondo me cmq nn finisce così, voglio vedere doma cs succede... stasera usciamo?"


Lui: [boh! magari ci scappa una trombatina... vediamo... cazzo! però stasera c'è la partita]
"Usciamo dove?"


Lei: [qualsiasi cosa... l'importante è poterlo abbracciare e stare con lui...]
"Boh, pensavo tipo al cine, oppure andiamo in centro... tanto nn ci dovrebbero essere le mie amiche in giro. cmq ora devo assolutamente andare sennò qst capelli nn me li lavo più... Che schifo, prima in balcone c'era uno scarafaggio. :-("


Lui: [il cine se lo scorda... l'ultima volta si è pure addormentata! facciamo sul tardi tanto oggi è sabato e i suoi non le rompono i coglioni per rientrare presto]
"Stasera c'è la partita. Magari passo alle 11?"


Lei: [uff... il solito insensibile... eppure ho messo pure la faccina triste...]
"Ma ti ho detto che c'era uno scarafaggio... :-("


Lui: [che palle... ora le devo scrivere di stare tranquilla, che non è niente... mannò và, vediamo se almeno apprezza un po' di spirito...]
"Non c'è problema, in macchina ci sta anche lui..."

venerdì 11 dicembre 2009

aNcHe Il TuO sPaZiO è Su MiSuRa


Il silenzio del rumore

Delle valvole a pressione

I cilindri del calore

Serbatoi di produzione...

Anche il tuo spazio è su misura.

Non hai forza per tentare

Di cambiare il tuo avvenire

Per paura di scoprire

Libertà che non vuoi avere...

Ti sei mai chiesto

Quale funzione hai?


(F. Battiato, Il Silenzio del Rumore, Album: Pollution - 1972)



Per la miseria se me lo sono chiesto!


martedì 8 dicembre 2009

DiSpErAzIoNe


Il ragazzo si affaccia all'unica finestra dello squallido bilocale.
Guarda sotto di lui il traffico della sera. Quel fiume di automobili che fluisce stancamente in un rumore silenzioso. Vite insensate, fatte di giornate vuote.


- Ti dico che è così! Ci stai a scommettere sì o no?
- Ma la pianti di dire cazzate o no? Sono venti minuti che mi riempi le orecchie di puttanate, devi esserti fatto di nuovo di quella polverina... Te l'ho già detto che non devi esagerare.


Ora d'un tratto guarda con più attenzione in basso. Sul marciapiede scorge una figura conosciuta, la giovane donna si muove lentamente e si avvicina al portone della casa. E' la sua coinquilina. Sta rientrando anche lei dal lavoro, ma di sicuro è passata dal supermercato visto che più che camminare pare quasi trascinarsi sotto il peso delle due buste di plastica stracolme.
Adesso gli rimane solo qualche secondo per agire.


- Ecco, ecco, adesso lo fa. Ti avevo detto che aspettava solo l'ispirazione...
- Senti, ora mi hai spaccato veramente i coglioni. Dì un'altra parola su quello là e non mi vedi più fino alla prossima glaciazione, riesci a collegare il cervello una buona volta?


La ragazza prende l'ascensore. Sette piani, soliti gesti di tutti i giorni. Il dito che schiaccia il pulsante, le porte automatiche che si chiudono. 1, 2, 3,...
Lui sa che tra pochi secondi le chiavi entreranno nella toppa. Un giro, un altro e poi... Clac! Si aprirà quella porta e lei sarà lì sulla soglia e allora tutto sarà inutile, non avrà più il tempo di farlo e soprattutto non ne sarà più in grado.
Consapevole di questo, il ragazzo deve decidere in fretta, ormai è questione di istanti. Non è ancora convinto al 100%. Voglio davvero farlo oppure no?


- Contento tu... Vai vai... Io rimango a godermi lo spettacolo!
- Ma vaffanculo tu!
Così dicendo, il secondo moscerino si allontana dalla luce del lampione senza degnare di uno sguardo il compagno che fino a qualche istante prima si librava proprio accanto a lui.



In fondo è solo un attimo. Sale in piedi sulla sedia, trattiene il respiro e chiude gli occhi. Il buio gli toglierà la paura, lo aiuterà ad agire in fretta e senza chiedersi se sia giusto o meno quello che sta facendo.
4, 5, 6... L'ascensore è quasi al piano. La ragazza prega che stia per finire questo calvario, con quei manici che le stanno tranciando le dita. Stasera avrà di nuovo quei dannati segni rossi che non le andranno via fino a domani.
...7! Era ora! Le buste che finalmente può appoggiare per terra, su quello zerbino consunto. La chiave che entra nella toppa. Un giro... Due giri... Clac!
Chiavi in tasca, riprende le buste in mano.
Un passo ed è dentro casa.



Splaaaaaaaaaaash!



- Ma che cazzz.....


Le due buste di plastica le scivolano dalle mani.



- Sei un figlio di puttana! Bastardo lurido! Demente!
Le parole le escono di bocca una dietro l'altra come le gocce che scendono dai suoi capelli e dal suo cappotto praticamente inondati dalla secchiata d'acqua. Il ragazzo accanto a lei è sceso dalla sedia e sta ancora ridendo mentre quasi si rotola per terra con ancora in mano la pentola che fino a poco prima era colma fino all'orlo...


- Ehi, ehiiiii! Aspetta... Ma dove cazzo sei finito?
- Sono qui, idiota!
Il lampione vicino dista solo 10 metri e i due si ritrovano nuovamente sotto una luce fioca almeno quanto quella di prima.
- Il tipo poi è rientrato dentro, sai?
- Ma che minchia me ne frega, non lo senti piuttosto che questo lampione è molto più freddo di quell'altro? Torniamo di là, dai... Ah, a proposito...

- Cosa?
- Mi devi mezzo dollaro!

venerdì 4 dicembre 2009

MaGiCo SuEñO


Ho cominciato a mettere i soldi da parte.

Con 3 euro accantonati ogni giorno e rinunciando a qualcosina di superfluo (quindi praticamente il 99% delle cose), ho calcolato che in un paio di annetti dovrei farcela.
Mi sono documentato un po' e ho visto che per due settimane dovrei riuscire a stare sotto i 2.000 euro complessivi se mi programmo il viaggio da solo e non faccio ricorso alle agenzie... Un amico del posto mi ha detto che se ti arrangi facendo tutto quando sei già là (a parte il volo a/r naturalmente) spendi molto meno che passando dalle agenzie e dai viaggi organizzati.

L'importante è fare tutte le vaccinazioni, perchè la foresta tropicale non perdona...


Perù sto arrivando!! :-D