lunedì 21 dicembre 2009

A cHrIsTmAs TaLe


Ho passato la mattinata a tradurre questo per voi.
Un piccolo regalino che vi lascio insieme ai miei
AUGURI!!

E.d

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Non mi ricordo di aver mai fatto così tante cospirazioni, quand’ero ragazzo, come quelle che facemmo con le mie sorelle per avere il nostro albero di Natale.
I miei genitori ovviamente non approvavano. “Siamo Ebrei,” dicevano. “Non festeggiamo il Natale. Noi abbiamo l’Hanukkah!”
Questo non frenò la nostra segreta alleanza. Inoltre, l’Hanukkah non era affatto un sostitutivo del Natale. I miei genitori, a differenza dei miei nonni, non sempre si ricordavano di celebrare l’Hanukkah, e anche quando mia madre si ricordava di quella festività, per noi bambini quella menorah e quelle banali candele accese non avevano certo il fascino di un magnifico albero di Natale. I miei genitori erano ebrei praticanti, certo, andavano alla sinagoga nei giorni delle grandi celebrazioni ma non si può dire che fossero realmente ortodossi. I miei nonni invece lo erano davvero. Potrei definire mio padre e mia madre degli ebrei “all’acqua di rose”, mentre noi figli eravamo, molto semplicemente, dei pessimi ebrei. E noi stessi sapevamo bene di essere dei pessimi ebrei perché volevamo a tutti i costi un albero di Natale in casa.
Dopotutto noi bambini eravamo letteralmente immersi nelle tradizioni del Natale. Ricordo che quando avevo otto anni, mi fu chiesto di interpretare il ruolo di un pastore o di uno dei Re Magi nella recita della scuola. Ero un bambino precoce e leggevo moltissimo allora, di conseguenza mi trovai a discutere con il mio insegnante facendogli notare che non si trattava proprio della stessa cosa, dato che oltretutto i vangeli di Luca e Matteo erano in contraddizione tra loro nelle due versioni, circa la presenza o meno dei Re Magi. Sfortunatamente, egli si rifiutò di discutere di teologia con un bambino di otto anni, e al contrario mi obbligò a recitare come primo pastore chiedendomi di fare il narratore e leggere da un “gobbo” cosicché non avrei avuto dialoghi da imparare a memoria e non avrei fatto danni. Il risultato fu che quando cominciai a leggere per l’emozione mi si paralizzò la lingua.
E poi i regali di Natale, che erano un’altra battaglia vinta da noi bambini. Non mi importava che mia madre scrivesse “Buon Hanukkah” sul mio annuario di Doctor Who con William Hartnell o Patrick Troughton in copertina: il libro mi arrivava comunque nel giorno di Natale, in una calza piena di regali. Come veniva etichettato il dono era solo questione di mera semantica: dal momento in cui ricevevamo il nostro bel passatempo, non ci fregava nulla di cosa ci fosse scritto sopra.
E non eravamo neppure gelosi dei nostri amici che avevano degli autentici “regali di Natale”. Piuttosto eravamo gelosi dei loro alberi di Natale! Avere un albero di Natale significava avere il Natale in casa. Non aveva nulla a che vedere con mangiatoie o statuette di pastori e Re Magi (questi ultimi essendo fra loro cose assai diverse, come sono certo di aver già precisato). Non era certo di questo che ci preoccupavamo. Erano tutti quegli alberi così riccamente decorati, con festoni luccicanti e palle di vetro e una stella in cima. E allora cospirammo insieme e lottammo duramente quell’anno, a volte nell’ombra, ma senza mai mollare di un centimetro. I nostri genitori, ovviamente, non approvavano minimamente. Loro non avevano mai avuto in casa un albero di Natale quando erano bambini; al contrario avevano avuto genitori totalmente contrari alle tradizioni cristiane. Diceva mia madre, non puoi essere un buon ebreo e avere un albero di Natale in casa.
Ero un bambino precoce, come vi dicevo, e leggevo molto. Per cui un giorno le dissi convinto: “Ma l’albero non è affatto cristiano”.
“Certo che lo è, tesoro,” disse mia madre. “È per questo che li chiamano alberi di Natale, per cosa altrimenti?”.
“Infatti, sono alberi,” replicai orgoglioso della mia erudizione, “un residuo della cultura pagana. La tradizione che spingeva gli uomini a portarsi in casa degli alberi e a decorarli in occasione del solstizio d’inverno non ha nulla a che fare con la Cristianità. Viene da un’epoca precedente.”
Non ero sicuro del perché fosse meglio contrapporre il paganesimo alla sua ortodossia ebrea, piuttosto che il Cristianesimo, ma sta di fatto che queste mie affermazioni sembrarono scuotere almeno per qualche attimo le certezze di mia madre. Disgraziatamente, proprio come il mio insegnante, in quei giorni lei aveva occupazioni ben più importanti che discorrere di teologia con un bambino di otto anni e se ne tornò a preparare il pranzo.
Che fossero state, come pensavo all’epoca, le mie dotte argomentazioni o (ripensandoci oggi molto più probabilmente) gli occhioni lacrimevoli e le labbra tremolanti delle mie sorelle, sta di fatto che mio padre si recò quell’anno al mercatino locale e comperò un meraviglioso albero di Natale per noi. Lo decorammo e fummo quindi accontentati. Vincendo la nostra battaglia per l’albero, avevamo in qualche maniera vinto la “guerra del Natale”. Ricordo che quell’anno mio padre si travestì perfino da Babbo Natale la sera della vigilia, e con un ridicolo berretto rosso e un’enorme barba di cotone addosso depositò i regali vicino ai nostri letti.
Noi ci sforzammo di sembrare più addormentati possibile.
“Ma chi era quello?” Chiesi a mia sorella, dopo che se ne fu andato.
“Era papà, non l’hai riconosciuto?” Mi sussurrò lei.
“Sei sicura?”
“Indossava la vestaglia di papà,” disse lei, con aria compassionevole. “E chi volevi che fosse.”
Questa è stata una delle cose migliori dell’avere un autentico Natale Ebreo: non fummo mai obbligati a credere in Babbo Natale, e l’infelice travestimento non fu più ripetuto. Nonostante ciò, un albero di Natale venne regolarmente portato a casa da mio padre, solitamente l’ultimo sabato prima della vigilia, per tutto il resto della mia infanzia.
I nostri cugini più ortodossi, assolutamente privi di albero, furono entrambi scandalizzati e traumatizzati da tutto ciò. Ma noi eravamo felici. Avevamo il nostro bellissimo Natale Ebreo.

(Neil Gaiman, 'The Graveyard Book')

13 commenti:

  1. E' bellissimo... Grazie Ed!!!!!! ;-)

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  2. bellissimo! GRZ! aujguri anche a te

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  3. Grazie del bellissimo pensiero, dell'impegno che ci hai messo con il cuore per noi...tanti auguri anche a te!!!

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  4. Grazie caro Ed.
    Il natale è ancora un periodo difficile per i bambini di altre culture che si scontrano con la magia che i loro amici, più o meno cristiani, vivono in questo periodo dell'anno...Con quante faccette tristi ho dovuto parlare nell'ultimo mese!!

    Ti abbraccio forte.

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  5. che bel racconto!!... :) buone feste Ed.!! :)

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  6. il segreto è capire cos'è l'amore e capire che non si può sbriciolarlo..altrimenti non sarebbe più amore..quante delle ragazze dei blog vivone senza amore??io per prima ovvio..

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  7. Ed è un racconto bellissimo, grazie per aver condiviso! *_____________*

    E considerato che qua non mi raggiungono "Miracolo sulla 34ma strada" e "Sos Fantasmi" (il mio preferito in assoluto), e nemmeno "Fantaghirò 1,2,3,4 e oltre", questi racconti sono qualcosa che mi fa felce.

    Thx♥

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  8. Grazie del racconto, che finalmente oggi, visto che riusciamo a star sedute un po' di più, abbiamo letto.
    Riguardo al tuo commento a noi non posso che rispondere con una frase del TeatrO "quanto son belle le illusioni...ed i pensieri tristi..."
    Ciau da questa coltre di neve che sommerge i nostri luoghi.
    iO e Alice

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Buon Natale Ed, un bacione!!!! ;-)

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  11. UUU, grazie per ilcommento, come sarebbe davvero bello saper suonare quel magico strumento, ma la musica, così piacevole, magica, fantasiosa....non la riusciamo a creare.
    Auguri a te.
    iO e Alice

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  12. Grazie di esserci... come hai passato il natale?..io uno schifo....
    un bacio ti abbraccio e ti sono vicina

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  13. L'ultimo romanzo di Gaiman! Com'è?
    Se lo trovo in biblioteca lo prendo...
    E pensare che io dicevo alla mia famiglia che sarebbe carino avere una menorah!XD
    S'invidiano sempre le tradizioni del vicino!

    Ciao!
    baci

    M.

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